Da Reflex a Mirrorless: il salto vale la pena?

Fin da bambino sono sempre stato un appassionato di tecnologia.
Televisori, impianti audio, home cinema, videogiochi, domotica, cineprese, qualsiasi cosa che avesse a che fare con l’elettronica ha da sempre catturato la mia attenzione di piccolo nerd.

Nel momento in cui ho iniziato seriamente a fotografare, mi sono tuffato nella fotografia paesaggistica perchè agglomera la passione per le avventure ed i viaggi, e quella per la tecnologia.

Ciononostante non posso non dare grandissimo merito ai ragazzi di FotografiaInDigitale che mi hanno permesso con i loro workshop e viaggi, di intraprendere un percorso fantastico all’interno della landscape photography.

Il mio Percorso

Ho iniziato a 17 anni con una Canon 450d e un 18-55, poi a fine 2016 mi hanno prestato per 6 mesi una 70d con un10-22, ma i files delle camere Full-Frame mi ingolosivano troppo e così ho acquistato usata la mia prima FF, la Canon 6D.

Mi ha accompagnato in Germania, Islanda, Giappone, in Val D’Orcia, in mezzo alle tempeste di neve abbatutesi sulla Riviera Romagnola, ho fatto da secondo fotografo a shooting ritrattistici parallelamente ho seguito degli skater e longboarder della mia zona.

Ho cercato di abbracciare tutto ciò che potesse arricchirmi.

Questo percorso con lei mi ha portato tantissime soddisfazioni, e mi ha fatto crescere enormemente come persona prima che tecnicamente come fotografo.

Ho sempre cercato in un qualche modo di frenare l’hype, di chiedermi se valesse la pena investire soldi in un corpo macchina piuttosto che una determinata lente, pregustare il momento della scelta dell’acquisto mi ha sempre fatto brillare gli occhi.

Perché questa scelta?

Succede così che a fine 2018 decido di cambiare totalmente sistema e brand, e di tuffarmi nel mondo Mirrorless. Ho una passione per le stampe, e con buona pace del mio portafoglio mi piace possibilmente stampare grande.

Dopo nottate insonni passate a leggere recensioni, guardare grafici, video, domandare sui forum, interfacciarmi con amici fotografi che hanno fatto il medesimo cambio ed aver praticamente esaurito tutto lo scibile umano a riguardo ho acquistato la Sony A7RIII, assieme al SONY 70-200
2.8 GM OSS, e all’adattatore SIGMA MC-11 per il mio Tamron 16-35 2.8 con attacco Canon.

Chi è avvezzo al tema, sa bene che ci sono delle grosse differenze tra Mirrorless e Reflex, a partire dal nome delle prime ( che indica l’assenza dello specchio) per giungere poi a caratterstiche quali dimensione, peso, portabilità, costo, mirino elettronico, etc.. insomma sono due mondi differenti.

Per le mie esigenze, questa macchina è favolosa.
Ho fatto il cambio nel momento in cui la 6D mi stava stretta, volevo qualcosa di più performante dal punto di vista dell’autofocus, dal punto di vista dei mpx, e perchè no anche della portabilità.

Features Principali

La RIII presenta 399 punti AF (sulla 6D scattavo ugualmente foto sportive, ma usavo un unico punto centrale, e vi assicuro che c’è una bella differenza in termini di scatti buttati al vento), schermo tiltabile, touchscreen e focus peaking, eye tracking, doppio slot mini sd, 4 tasti customizzabili, possibilità di customizzare i pulsanti su lenti native, ma soprattutto 43mpx che per un paesaggista sono oro che cola, sopratutto se si intende stampare.

Presenta inoltre batterie decisamente maggiorate rispetto alla RII e un comparto video di tutto rispetto (4k, 120fps in 1080p, S-LOG2 E HLG. Non mi addentro però dato che non sono un videomaker), wi-fi, microfono, la ghiera on-lock senza paura che salti l’impostazione da M a P.

L’altro lato della medaglia: pro e contro

Sarei falso e darei un giudizio parziale se ne decantassi unicamente i pregi, ecco perchè ho riscontrato alcuni fattori da tenere presenti qual’ora ci si approcciasse verso questo sistema e questa macchina:

La tropicalizzazione è questionabile.

Ho visionato qualche video dove sotto cascate di pioggia Reflex come la d850 e la 1DxMK2 (ammiraglie Nikon e Canon), reggono decisamente senza problemi per il corpo in totale lega di magnesio.

Tempra che la Sony non ha, e difatti una volta finito l’esperimento si può notare come il sensore sia zuppo d’acqua.

(Non so francamente quante persone si trovino in queste condizioni, ma è da tenere in considerazione questa eventualità, insomma non fatele prendere troppa acqua).

Ho scattato in passato con la 6D sotto una tempesta di neve, e prendendomi solo cura di non creare condensa e quindi riponendola nello zaino non ho avuto nessun tipo di problema.

Più megapixel significa più rumore nelle notturne.

Tuttavia i grafici danno lo stessa tenuta iso della Canon Mark IV. Maneggevolezza, peso e resistenza: essendo decisamente più piccola di molte Reflex, ci si può trovare disorientati nell’appoggiare il mignolo, e quindi nella presa della suddetta macchina.

PS: (io scatto solo astroinseguito, quindi il problema non mi tange, e per le luci del nord sto pensando di armarmi di un sigma grandangolare molto luminoso)

Il peso

E’ di mediamente 200 grammi e più inferiore, è leggera e decisamente poco ingombrante, però ciò comporta un rischio molto alto di rottura qualora dovesse cadere. Non ha la stessa tempra delle Reflex, su questo c’è poco da discutere.

Il menù

Io mi sono studiato il manuale e visionato tanti video, tuttavia non è intuitivo, è organico ma decisamente complesso in fatto di parametri e forse anche per questo è stato massivamente criticato. Da parte mia, forse per l’innamoramento o per lo studio non mi ha affatto intimorito.

I files

Se nei parametri di settaggio settiamo raw, uncompressed, ultra fine, avremo files di 88,90 mb. Io sono un edonista, compatibilmente con gli strumenti che utilizzo cerco di spremerli al massimo.

Tuttavia questo comporterà un appesantimento degli hard disk un veloce riempimento delle SD (vera nota dolente, tuttavia dipende da che corrente fotografica stiamo affrontando).

Nulla che non possa essere gestito organizzandosi con hard disk esterni, o selezionando direttamente in camera gli scatti migliori (c’è la possibiltà di farlo inserendo un punteggio da 1 a 5 a foto, di modo che le altre possano essere velocemente cestinate).

L’assenza dello specchio

Questo significa maggior delicatezza, e necessità di maggior attenzione al sensore per evitare che questo si impolveri.

Il costo

Sony sforna macchine, ma sopratutto obiettivi che costano.Lenti tropicalizzate, trattate al fluoro, tasti programmabili, insomma il prezzo si alza di pari passo con le features proposte. Da dire il fatto che sigma ha appena sfornato una linea di obietti con aggancio nativo FE.

Il prezzo rimane alto ma sicuramente alcune lenti saranno più abbordabili delle colleghe G-MASTER.

PS: Vedendo gli ultimi passi fatti da Nikon e sopratutto Canon nel mondo Mirrorless per quanto riguarda i corpi macchina, i costi sono praticamente identici e anche più convenienti (rispetto a Canon) in termini di features proposte e relazionandoci anche al parco lenti disponibile.

Porting di altre lenti

Sono stati sfornati vari adattatori di varie marche sia per lenti Nikon che lenti Canon.

Io mi trovo davvero bene con il Sigma sopracitato, e con una spesa abbastanza contenuta (200-270 euro circa) il mio Tamron funziona egregiamente.

Fuocheggia senza problemi in AF, in AF-C (quindi in continuo, agganciando il soggendo) e in MF con ovviamente la possibilità di ingrandire l’immagine grazie al focus magnifier.

Conclusioni

In questi 3-4 mesi di utilizzo ho potuto sperimentare qualcosa di questo nuovo mondo, ho avuto solo un assaggio.

Sono passato da una macchina prodotta nel 2012 a una uscita a fine 2017, e per tutte le caratteristiche elencate sopra, nel bene e nel male il salto è enorme ed è inutile negarlo.

Le mie impressioni sono davvero positive. Sono entusiasta di questa macchina così piccola ma così performante su tanti fronti.

Non posso dirvi altro che non vedo l’ora di poter stampare una bella panoramica e guardare la carta Barytata densa di dettaglio.

L'autore

Giovanni Malatrasi Gerani

Mezzosangue Romagnolo & Veneto.
Sfuggente, irrisolto ed inquieto ma da sempre e per sempre grato ed innamorato della natura e del viaggio come forma di maturità e cambiamento. L'approccio tecnico alla fotografia e all'astrofotografia di paesaggio sta cambiando il mio modo di pensare e di rapportarmi con ciò che mi circonda.