Addio a Peter Lindbergh, un’icona che non mancherà solo al ritratto ed alla moda.

Peter Lindbergh, l’icona della fotografia di moda tedesca a cui è stato attribuito il merito di aver inaugurato “l’ascesa della top model”, è morto lo scorso 3 settembre all’età di 74 anni. L’annuncio è stato reso noto attraverso l’account Instagram ufficiale di Lindbergh.

Nato a Peter Brodbeck il 23 novembre 1944 a Leszno, in Polonia, Lindbergh iniziò la sua carriera artistica come pittore. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Berlino negli anni ’60 e ha scoperto la sua passione per la fotografia solo per caso, dopo aver scoperto che gli piaceva fotografare i figli di suo fratello. Ha aperto il suo primo studio fotografico a Düsseldorf nel 1973, dando il via a una carriera professionale durata oltre quattro decenni.

Il suo impatto sul settore della fotografia di moda è difficile da sopravvalutare. Le sue immagini di top model come Kate Moss e Naomi Campbell e attrici come Helen Mirren e Nicole Kidman hanno impreziosito le copertine di Vogue e Harper’s Bazaar, sempre in bianco e nero, sempre classicamente composte e magnificamente rese. Negli ultimi anni, i suoi commenti sul ritocco hanno contribuito a spingere l’industria della moda in una direzione più positiva.

Era il fotografo delle top-model senza trucco, il re dei calendari Pirelli, una leggenda della fotografia, Era celebre per aver immortalato, spesso in ritratti in bianco e nero, le più celebri top model per le cover di riviste patinate come Vogue, Vanity Fair e Harper’s Bazaar e la sua caratteristica era quella di cogliere sempre le star in pose molto naturali e quasi senza make-up.

“Un fotografo di moda dovrebbe contribuire a definire l’immagine della donna o dell’uomo contemporanea ai suoi tempi, per riflettere una certa realtà sociale o umana”, ha affermato Lindberg nel numero di maggio 2016 di Art Forum. “Quanto è surreale l’agenda commerciale di oggi per ritoccare tutti i segni della vita e dell’esperienza, per ritoccare la verità molto personale del volto stesso?”

Con la sua foto «White shirts» per Vogue del 1988, con sei future top-model vestite solo di camicie bianche da uomo (tra cui Linda Evangelista) su una spiaggia di Malibu, Lindebergh ha riscritto «la storia della fotografia», ricorda il settimanale. «Mi interessano donne che hanno qualcosa da dire ed emanano autodeterminazione», dichiarò il fotografo che ha contribuito al fenomeno delle «Supermodel» alla Claudia Schiffer degli anni Novanta ma anche immortalato star da forte personalità come Kate Moss e Milla Jovovich.

Un’altra sua celebre foto in bianco e nero è quella con Evangelista, Naomi Campbell, Cindy Crawford e due altre top strette in una strada di New York. Le sue foto sono «erotiche ma non voyeristiche» e ispirate alla ricerca della bellezza naturale fatta anche di pori, rughe e lentiggini.

Per Lindbergh “non si trattava mai di perfezione, ma di bellezza del non-abbellito“, sottolinea il sito del settimanale tedesco Die Zeit. Sul mercato dell’arte le sue foto strappavano prezzi elevati, al livello di Richard Avedon ed Helmut Newton: una serie di ritratti di Keith Richards, il chitarrista dei Rolling Stones, fu venduta a Londra nel 2014 per 150 mila dollari. La fama di Parigi, Milano e New York lo raggiunse sui 36 anni dopo un giovinezza con poco studio (vetrinista a 14 anni), vagabondaggi da Berlino ovest al Marocco e un salto dallo studio della pittura alla fotografia dopo una richiesta del fratello di ritrarre i suoi nipoti.

Mentre i suoi colleghi, nel pieno impeto glamour degli anni ’80, cercano immagini più sontuose ed opulente, Lindbergh trae maggiormente ispirazione dal cinema, dai paesaggi industriali della sua città, dal realismo di Walker Evans e Dorothea Lange.

Il bianco e nero diventa la sua firma artistica, il modo migliore per trasmettere realmente la personalità dei suoi soggetti: «Ogni volta che ho provato a fotografare le super modelle a colori il risultato è stato come una pubblicità di cosmetici mal riuscita. In bianco e nero, si riesce veramente a vedere chi sono».
Quella autenticità dei ritratti, quella spontaneità degli sguardi e dei volti, fanno sembrare i suoi scatti un qualcosa scaturito più da backstage che da una copertina.

Lindbergh è stato l’unico fotografo a firmare tre edizioni del Calendario Pirelli (1996, 2002 e 2017 anche senza contare la co-firma di quello 2014, celebrativo del Cinquantenario, con Patrick Demarchelier).
In tutti i calendari da lui firmati cerca immagini autentiche, vive. Diceva di avere sempre in mente le sue compagne di scuola: jeans maglietta e scarpe da ginnastica. Sempre alla ricerca di donne concrete, con storie da raccontare. E questo spirito lo accompagna anche quando creerà un sodalizio di lunga durata con le modelle più celebri e più richieste: Naomi Campbell, Christy Turlington, Cindy Crawford, Monica Bellucci, Eva Herzigova, Linda Evangelista, Stephanie Seymour.
Dive della passerella e delle copertine più patinate, immagini iconiche di bellezza che vengono totalmente spogliate da ogni fronzolo da Lindbergh per raccontare le loro storie. Senza il peso di quella pretesa di perfezione da passerella, alla ricerca degli aspetti più intimi.

Scrisse una volta: “Questa dovrebbe essere la responsabilità dei fotografi oggi di liberare le donne, e infine tutti, dal terrore della giovinezza e della perfezione”.

La scomparsa di Lindbergh è stata annunciata sul suo account Instagram ufficiale dove si parla, alla fine del post, “Lascia un grande vuoto.”.
“Un grande vuoto” non è solo un eufemismo ma anche una eredità che nessuno è in grado o vorrebbe mai raccogliere quando ci lascia un grandissimo Maestro.

La morte di Lindbergh diviene la perdita di un riferimento per ogni fotografo, per qualsiasi genere pratichi. Essa risuona in tutto il mondo della Fotografia per la profondità, il messaggio, la ricerca e la bellezza che abbiamo visto nelle sue opere straordinarie e uniche.

Se ne va una vera e propria icona dell’arte fotografica alla quale tutto il mondo della fotografia sarà sempre debitore.

Buon viaggio Peter e grazie.

L'autore

Michele Ricci

Inizia a 5 anni scattando di nascosto con la Nikon F2 di suo padre mostrando, da subito, di amare la fotografia più di ogni altra cosa. Osservatore curioso, viaggiatore incallito, camminatore infaticabile, cultore e divulgatore della materia, si divide tra fotografia di paesaggio, fine art, ritrattistica e street photography collaborando a svariati progetti professionali senza mai smettere di nutrire la propria passione personale.